
La mia gravidanza è stata meravigliosa: piena di energia positiva e vissuta in una dimensione di amore, almeno fino alla settimana 34, momento in cui la mia bambina mi fa capire che è una persona diversa da me, non è la mia proiezione e devo accettare gli imprevisti: si mette podalica. La mia meravigliosa ostetrica (Sabina) mi fa capire che Alice non è pronta per nascere, capisce che qualcosa non va, che io non sono pronta e così inizia il nostro viaggio per conoscerci. È stato difficile accettare che mia figlia si girasse proprio alle ultime settimane, io che avevo un ideale di parto tutto mio, e l’ho superato mostrando rabbia e dolore, ma alla fine ho capito che qualsiasi cosa sarebbe successa, la nascita sarebbe avvenuta comunque, e la decisione sarebbe stata solo di Alice. Così un giorno di luna piena di marzo, a 38+4 io so che sarà il momento buono, tre giorni prima Alice si è messa cefalica, io ho lavorato su me stessa e siamo pronte: BAM! Decide di rompere le acque con un calcio alle 2:30 di notte. Non sto più nella pelle, piango, rido, tremo e nel frattempo chiamo la mia ostetrica che mi tranquillizza e mi dice di stare tranquilla, bere una tisana, doccia calda e tornare a nanna, che ci aspetta una bella maratona! Ovviamente non riesco a dormire, le contrazioni sono ravvicinate fin da subito ma sono tranquilla. Alle otto del mattina Sabina arriva a casa nostra e la accoglie il mio compagno: piccola visita di controllo, occhi che sprigionano gioia per quel momento tanto atteso e ci aiuta a mettere un atmosfera “pro ossitocina” con luci basse, calore, profumi e coccole. Tutto procede bene, Sabina aiuta me e mio marito a dare sollievo e sfogo alle doglie nella vasca da bagno, usando il rebozo e confortandomi. Alle sette di sera decidiamo di andare in ospedale (luogo da me prescelto per conoscere mia figlia) e alla visita purtroppo vomito e schiaccio un pochino Alice, che diminuisce i battiti a 84. PANICO! Io sento quel rumore martellante di emergenza ma Sabina tranquillizza subito me e Antonio, è sicura che andrà tutto bene e che insieme possiamo farcela: subito in sala parto per un’iniezione di ossitocina, dobbiamo aiutare Alice a venice alla luce. Mio marito era sveglio con me dalle due di notte, era distrutto, felice e spaventato, è stato guidato da Sabina nel darmi conforto e loro sono stati i miei pilastri: respiravano assieme a me, mi tenevano la mano e all’occorrenza si urlava assieme (la solidarietà è importante 🤭). Sabina è stata il mio pilastro, sono arrivata ad un certo punto in cui pensavo di non farcela, forse l’ho anche minacciata di fare uscire quella bambina che io volevo dormire🤣 ha lottato per farmi stare a mio agio, mi ha aiutata a mettermi nelle posizioni più consone e alla fine mi ha detto di mettermi in piedi dicendomi: “Erika è la tua bambina, prendila!” Così la mia posizione finale è stata partorire in piedi (le ostetriche ospedaliere volevano farmi partorire in posizione litotomica), ho spinto, con uno specchio ho visto la sua testolina, piena di capelli neri, ho sentito l’energia tornare, l’ho toccata con le dita e ho spinto urlando il suo nome: Alice è nata tra le nie braccia mentre Sabina mi sorreggeva, con il suo corpo minuto ma forte. Purtroppo Alice aveva il cordone attorno al collo e non respirava, per cui hanno subito clampato il cordone e fatto la rianimazione (Anto io è stato con lei tutto il tempo, mentre Sabina era con me). Ho riavuto subito la mia bellissima bambina, una creatura che mi ha insegnato ad amare incondizionatamente , nonostante le cose non vadano come voglio io, mi ha fatto capire di non poter avere il controllo su tutto, ma che va bene così, la vita è bella perché imprevedibile. La nostra meravigliosa ostetrica ci ha aiutate nel bonding, con il primo attacco, e nonostante sia stata così importante nel periodo di gravidanza, travaglio e parto, discretamente ci ha lasciati nella nostra intimità per essere sempre presente con i suoi messaggi. GRAZIE
ERIKA ANTONIO E ALICE