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Anonimo 1

La mia esperienza di assistenza ostetrica, in questa seconda gravidanza, per me è stata … una amicizia.

Anzi più di una amicizia: è stata un percorso di sorellanza, con due donne speciali: per questo non è finita con la nascita di mia figlia.

La mia bimba è venuta al mondo in casa, come desideravo, velocemente e con naturalezza e facilità. Un parto che ricordo come un atto molto semplice, un qualcosa che sapevo fare perfettamente, come una cavalla 😊, reso nella sensazione molto sicuro dalla presenza discreta delle mie due ostetriche. Da lì tutto è proseguito davvero con positività! L’assistenza dei 40 giorni successivi la ricordo come il momento più bello e accudito della mia vita.

Ma la gravidanza è stata un fantasma.
All’opposto della prima (idealizzata, perfetta, con una grande forma fisica, tantissimo tempo da dedicare a me stessa, alla pancia, alla bambina, alla comunicazione profonda con lei), questa seconda volta il mio pancione esageratamente e-n-o-r-m-e  sembrava invece invisibile al mondo. Non più quella sensazione di stare portando in grembo il SalvatorMundi e io la Dea Madre: soltanto una già mamma stanca e con un maglione gonfio sotto, che doveva fare le stesse cose allo stesso modo… in modo scontato. Cose faticose, arrampicarsi, portare le casse d’acqua, stare in ballo giorno e notte per la sorella maggiore, andare da sola qua e la, portare in bici la figlia tutte le mattine all’asilo sul cavalcavia in salita, lavorare … e tanto altro. Di contro nessuna attenzione, nessuna carezza del papà, mai un regalino o un momento per parlare di questa nuova creatura: solo trantran quotidiano … fino allo
Sfinimento.
Una gravidanza piena di fatica fisica e di frustrazione psicologica: davvero nessuno vedeva questa pancia? Nemmeno la gente si alzava sul tram!
E così, anch’io sono finita con non accorgermi più di quello che mi accadeva, dei limiti che crescevano, delle “richieste” e dei bisogni della bimba e del mio corpo. Se svenivo mi rialzavo, se avevo dolore prendevo una Tachipirina. Una pancia invisibile. Mai tempo.
Poi sono arrivate loro: le mie ostetriche! Alla fine del 7 mese, ho deciso che nonostante la difficoltà economica avrei rifatto il parto in casa e ho ricevuto i loro nomi. Al primo incontro mi sono sciolta come burro al sole, avevo la sensazione che un intero mondo di donne fosse lì con me come un materasso morbido su cui sdraiarmi sopra, delicato ma anche forte, accogliente ma anche propulsivo. Attenzioni, accudimento, e finalmente un tempo inviolabile in cui tutti gli impegni venivano lasciati fuori dalla porta per due ore senza che disturbassero quello spazio esclusivo e silenzioso, dove scambiarsi informazioni, emozioni, sguardi, massaggi, odori, energie. In casa.
Ricordo le tisane calde, gli olii essenziali, le domande cliniche, i consigli e la voce pacata. Le loro borse da marypoppins e la cartellina dove settimana dopo settimana aggiungevamo appunti scritti. Non mi servivano esami o visite specialistiche, sapevo che tutto andava bene. Quando andavano via tornava il vuoto e la fatica ma mi concentravo sul successivo incontro e attendevo il ritorno delle dee.. amiche .. sorelle.
Mi hanno anche aiutata a trovare i soldi !! spingendomi oltre la timidezza … a fare un crowdfunding che è stato un successo pazzesco!
Le mie ostetriche sono state anche mental coach e maghe oltre che mamme per la mamma. Senza il loro lavoro non sarei riuscita a fare anche quel passo pratico.
Nel mio caso per partorire mi serviva avere accanto delle persone umane che mi volessero bene, e mi è bastato quello ! perché -anche se la loro competenza sanitaria era molto importante per me e non era scontata- quello che davvero mi ha fatta stare in salute e in equilibrio è stato il loro affetto.
Passata la data presunta, una sera però non ho più sentito la bambina. Mi sono spaventata e non riuscivo neanche a dire cosa mi stava bloccando persino il respiro e la parola. Sabina mi ha tenuta al telefono fino alarrivo al ps per il monitoraggio, la bambina c’era e stava bene ma a quel punto pretendeva davvero l’attenzione. Ha aspettato +12 giorni dopo la DPP prima di arrivare e io sapevo che c’era in quella attesa il bisogno di essere notata.. come non avevo fatto  mai in 9 mesi. Non nasceva più e ai controlli ospedalieri cresceva la pressione.
Mi sentivo al sicuro solo con le mie ostetriche e talmente non volevo accettare l’induzione in  ospedale che ho seguito tutti i consigli anche i più pazzi. E così l’ultimo giorno ho ballato una danza estatica per aprirmi, una cosa folle e indimenticabile. Quel giorno ho fatto tutto quello che mi hanno detto, mi sono affidata totalmente e consapevolmente anche quando non sapevo il perché ho seguito la loro linea e a un certo punto quando nel letto ho sentito i primi dolori ho voluto soltanto che arrivassero loro due. Le ho aspettare giusto un’oretta, sotto la doccia (anche se sono certa che la bambina sarebbe uscita prima se non avessi fermamente deciso di attendere l’arrivo delle l’ostetriche). E quando sono entrate in casa mi sono finalmente permessa di lasciarmi andare, a fare quello che dovevo fare da sola, ma con loro accanto. Vera è nata un’ora dopo, e con un colpo di scena piuttosto raro. Il cordone ombelicale si è strappato e così anche la possibilità del lothus. Ho accettato, ho preso quello che è avvenuto, con l’immensa gratitudine di essere stata assistita nella mia gravidanza e nel parto con rispetto, amore, amicizia, fiducia nelle mie possibilità, professionalità e competenza, da queste due speciali persone. Che hanno avuto la capacità di supportarmi come donna nella ricerca delle mie personali e ancestrali risorse, mentali e corporee e farmi diventare ancora una volta mamma, ma questa volta davvero felice e sicura